CON I GIOVANI, FINCHÉ AVREMO VOCE”: IL CENTRO STUDI PAOLO E RITA BORSELLINO ADERISCE AL CORTEO DEL 23 MAGGIO

Il Centro Studi Paolo e Rita Borsellino aderisce all’appello “Finché avremo voce: contro silenzi e depistaggi di Stato”, promosso da un ampio cartello di realtà giovanili e associative che il prossimo 23 maggio attraverseranno le strade di Palermo per riaffermare il valore della memoria, della verità e dell’impegno civile. Siamo felici e orgogliosi di sostenere un percorso costruito dal basso, animato dal protagonismo di ragazze e ragazzi che scelgono di non vivere la memoria delle stragi mafiose come un rituale vuoto o una passerella istituzionale, ma come un terreno vivo di partecipazione democratica, di conflitto sociale e di responsabilità collettiva.

In queste giovani generazioni ritroviamo la stessa speranza ostinata che Paolo Borsellino affidava alle sue ultime parole, nella lettera rimasta incompiuta pochi giorni prima della strage di via D’Amelio, quando scriveva della necessità di guardare ai giovani con fiducia e ottimismo, riconoscendo in loro la possibilità concreta di costruire un futuro diverso. È la stessa fiducia che Rita Borsellino ha custodito per tutta la sua vita. Rita ha sempre creduto profondamente nei giovani, accompagnandone i percorsi di crescita civile, politica e culturale, ascoltandone le inquietudini e sostenendone il desiderio di cambiamento. Ovunque ci fosse uno spazio di partecipazione, una scuola, una piazza, un presidio sociale, Rita sceglieva di esserci, convinta che solo investendo nelle nuove generazioni fosse possibile spezzare davvero il consenso culturale delle mafie. Per questo riteniamo importante essere al fianco delle realtà promotrici di questo corteo, che hanno saputo costruire un appello capace di intrecciare la lotta alle mafie con quella per i diritti sociali, il lavoro dignitoso, l’autodeterminazione, la giustizia ambientale, il contrasto alle disuguaglianze e a ogni forma di violenza e oppressione. Le parole contenute nel documento promosso dalle organizzazioni giovanili ci ricordano che l’antimafia non può essere soltanto confinata nel ricordo, ma deve essere pratica quotidiana di liberazione e costruzione di comunità, di intrecci solidali. Una pratica che interroga le istituzioni, denuncia le connivenze, rifiuta i depistaggi e continua a chiedere piena verità sulle stragi e sulle responsabilità che hanno attraversato la storia del nostro Paese. Il 23 maggio saremo dunque in piazza accanto a chi continua a scegliere la partecipazione come strumento di cambiamento, nella convinzione che proprio dalle energie, dalla creatività e dalla passione delle nuove generazioni possa nascere una stagione nuova per il nostro Paese.

Foto di copertina gentilmente concessa da Isidoro Guida

Torna in alto