INCONTRO SUL TEMA TRATTATIVA CON VITTORIO TERESI

La sera di martedì 28 aprile, si è tenuto un incontro che ci ha riempito il cuore. Non era stato programmato da noi. Era nato da loro — da insegnanti e genitori di più istituti scolastici palermitani che, nel corso di attività didattiche sulla memoria antimafia condotte insieme ai propri studenti e studentesse, avevano sentito crescere una domanda precisa, autentica, non accontentabile con le semplificazioni: capire davvero cosa fu il processo Trattativa Stato-mafia.
È così che hanno chiesto di incontrare il dott. Vittorio Teresi, presidente del nostro Centro Studi e già componente del pool di magistrati dell’accusa in quel processo storico. La serata è stata un viaggio dentro una delle vicende giudiziarie più complesse della storia repubblicana italiana: la genesi dell’indagine, lo svolgimento del dibattimento, gli esiti processuali — con tutti i loro snodi, le loro contraddizioni, le loro ombre ancora irrisolte. Nessuna scorciatoia, nessun racconto di comodo. Solo la complessità vera, quella che i ragazzi e le ragazze delle scuole avevano già intuito, e che i loro genitori e docenti volevano restituire loro con onestà.


Tra i momenti più potenti della serata, il racconto di uno degli episodi più inediti e simbolici dell’intero processo: l’audizione di Giorgio Napolitano, all’epoca dei fatti Presidente della Camera dei Deputati. Il 28 ottobre 2014, per la prima volta nella storia, un Presidente della Repubblica rispose alle domande dei pubblici ministeri nell’ambito del processo sulla trattativa Stato-Mafia, chiedendo poi che la trascrizione fosse resa pubblica.
Il Quirinale divenne per qualche ora un’aula di tribunale. La stampa non era ammessa. Gli imputati non potevano essere presenti. Furono circa una ventina le domande rivolte a Napolitano dai pm di Palermo, in un’udienza a porte chiuse. Il pm Nino Di Matteo gli chiese quali fossero state, ai più alti livelli istituzionali, le valutazioni sulla matrice e la causale delle stragi del 1993. Napolitano rispose: «La valutazione comune alle autorità istituzionali in generale e di governo in particolare, fu che si trattava di nuovi sussulti di una strategia stragista dell’ala più aggressiva della Mafia, si parlava allora in modo particolare dei corleonesi, e in realtà quegli attentati, che poi colpirono edifici di particolare valore religioso, artistico e così via, si susseguirono secondo una logica che apparve unica e incalzante, per mettere i pubblici poteri di fronte a degli aut-aut». Napolitano — che ai tempi delle stragi era appunto Presidente della Camera — riferì in udienza che quella strategia aveva uno «scopo destabilizzante» e ricattatorio.
Parole che restano agli atti, e che meritano di essere conosciute.


Questo è il senso profondo di quello che è accaduto ieri sera: una comunità scolastica che non si accontenta, che vuole sapere, che si fa carico della memoria non come rituale ma come conoscenza viva. E che trova nelle aule — quelle delle scuole e quelle dei tribunali — il luogo della verità cercata con serietà.


Grazie a chi ha voluto questo incontro. Grazie a Vittorio Teresi per aver risposto con la stessa serietà che quella domanda meritava.

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