Riguardo alle gravi criticità che stanno compromettendo la piena operatività della sede di via G.L. Bernini del “Centro Studi Paolo e Rita Borsellino” esprimiamo come familiari, Cecilia Fiore e Emilio Corrao, figlia e genero di Rita Borsellino, e come attori di cittadinanza attiva, la nostra piena e convinta adesione alla dichiarazione diffusa dalla presidenza e dal direttivo. Riteniamo che l’attuale situazione rappresenti non solo un ostacolo allo svolgimento delle attività quotidiane del Centro, ma anche un rischio concreto per l’incolumità di chi lo frequenta: membri, volontari, studenti, docenti e cittadini.
In particolare, la biblioteca – cuore pulsante del Centro e solitamente aperta al pubblico nei giorni feriali – non potrà riaprire a causa del protrarsi del pericolo di caduta calcinacci dal tetto, un rischio inaccettabile che potrebbe arrecare danno a chiunque acceda ai locali.
Con questa nostra adesione intendiamo rafforzare l’appello affinché le istituzioni competenti intervengano con urgenza, garantendo la sicurezza degli spazi e la continuità di un presidio culturale e civile che da anni rappresenta un punto di riferimento per la città di Palermo e per l’intero Paese.
Per Noi e per la nostra famiglia, il “Centro Studi Paolo e Rita Borsellino” non è soltanto una struttura fisica, o un luogo di mera conservazione documentale, è il sogno di “memoria operante” che la nostra Rita Borsellino, ha seminato nel suo percorso umano, civile e istituzionale: un percorso che l’ha vista testimone di vita, voce delle donne contro ogni forma di violenza, testimone di resistenza alla mafia e alla relazione – riconosciuta anche in sede giudiziaria – tra mafia e politica.
È il luogo che per tutti noi custodisce la sua eredità di sorella, madre, nonna, moglie e soprattutto di donna, capace di trasformare il dolore in impegno, la perdita in responsabilità collettiva, la memoria in azione. Alla sua “memoria operante”, e in continuità con il suo impegno, come familiari abbiamo dedicato il progetto “Pensilina Rossa 1522”, che esprime il “valore delle donne contro ogni forma di violenza”. Un progetto che promuove un impegno dinamico e concreto anche contro la deriva dei
social, quella che dall’etere si traduce nelle stragi annunciate: femminicidi e violenze online che si riversano sulle nostre strade e che troppo spesso vedono i più giovani trasformarsi in carnefici. E questo non possiamo più permettercelo. Indebolire il Centro Studi significa indebolire i rapporti e le relazioni umane che ogni giorno si tessono per trasformare le conflittualità sociali in un dialogo costruttivo e propositivo, capace di opporsi alla violenza del linguaggio e delle azioni. Indebolire il Centro, anche se solo nella sua struttura fisica, significa mettere a rischio un simbolo che appartiene non solo alla nostra famiglia, ma alla città di Palermo e all’intero Paese. Significa compromettere uno dei più importanti biglietti da visita civili e culturali della città, nato in opposizione al “puzzo del compromesso” del periodo stragista del 1992/93.
La cura è sempre stata la prima attenzione di Rita Borsellino. È nel suo nome e nel solco del suo esempio che, come familiari, rivolgiamo un appello fermo e rispettoso alle istituzioni affinché intervengano tempestivamente, scongiurando il rischio di un arretramento nella tutela e nella valorizzazione di un bene confiscato alla mafia e restituito alla collettività come luogo di crescita, confronto, libertà e… cura.
LO DICHIARANO IN UNA NOTA STAMPA, CECILIA FIORE ED EMILIO CORRAO, RISPETTIVAMENTE FIGLIA E GENERO DI RITA BORSELLINO,


