La notizia della morte di Denise, figlia di Lea Garofalo, ci addolora profondamente e ci interroga. Denise aveva appena diciannove anni quando trovò la forza di compiere una scelta enorme: dopo l’assassinio della madre, decise di testimoniare e di costituirsi parte civile nel processo contro suo padre, Carlo Cosco, e contro gli altri responsabili di quel delitto. La sua testimonianza fu determinante nel lungo percorso che condusse alla verità giudiziaria sull’omicidio di Lea. Scelse la giustizia contro i legami di sangue, la verità contro l’omertà, la libertà contro un sistema criminale che pretendeva di decidere anche quale dovesse essere la sua vita. Si definì allora, con parole che oggi assumono un significato ancora più doloroso, «orgogliosa testimone di giustizia». Da quella scelta cominciò però anche un’altra vita: quella della protezione, dell’allontanamento dai luoghi e dagli affetti, della necessità di vivere con un’altra identità. Una libertà conquistata pagando un prezzo altissimo. Al suo fianco, nel processo e per molti anni, ci fu l’avvocata di Libera Enza Rando, oggi senatrice della Repubblica. Le sue parole, davanti alla morte di Denise, ci consegnano una riflessione che sentiamo profondamente: «la mafia uccide, e lo fa in molti modi». Uccide le sue vittime, ma può continuare a produrre dolore nelle esistenze di coloro che restano.
La morte di Denise rappresenta per tutti noi una ferita e una sconfitta che non possiamo liquidare con poche parole di circostanza. Deve piuttosto costringerci a interrogarci su quanto siamo realmente capaci, come Stato e come società, di accompagnare nel tempo le persone che scelgono di spezzare i legami con le organizzazioni mafiose. Significa esserci anche quando i processi sono terminati, quando l’attenzione pubblica si spegne e quando il coraggio mostrato davanti a un tribunale deve trasformarsi nella fatica quotidiana di costruire una nuova esistenza.
Denise resta la la figlia che cercò verità per sua madre, resta la ragazza che ebbe il coraggio di rompere il silenzio. Resta la testimonianza di una giovane donna alla quale la violenza mafiosa aveva già sottratto troppo.
Ciao Denise
Che la terra ti sia lieve


