Il Centro Studi Paolo e Rita Borsellino esprime piena solidarietà ai familiari di Paolo Borsellino di fronte alle recenti rivelazioni emerse durante la trasmissione Lo Stato delle Cose, condotta da Massimo Giletti, riguardanti intercettazioni telefoniche contenenti frasi gravemente offensive nei loro confronti e in quello della madre.
Le modalità con cui tali contenuti sono stati diffusi e il linguaggio utilizzato destano profondo sconcerto. Tanto più gravi appaiono perché non contribuiscono in alcun modo alla ricerca della verità sulla strage di Via D’Amelio, che deve restare l’unico vero obiettivo, da perseguire con rigore e lontani da ogni forma di strumentalizzazione politica o mediatica.
In questo contesto, il Centro rinnova la propria vicinanza alla famiglia Borsellino, ribadendo l’importanza di custodire e trasmettere la memoria alle nuove generazioni e di continuare a richiedere con forza verità e giustizia, dovute non solo ai familiari delle vittime, ma all’intero Paese.

Lucia, Manfredi e Fiammetta Borsellino. Roma, 15 ottobre 2015 – Archivio Gettyimage
Pubblichiamo la lettera che Manfredi Borsellino ha scritto per i propri figli a chiarimento dei fatti accaduti.
La lettera
Cari Merope, Paolo e Fiammetta, a distanza di anni emerge che un altro ex collega del vostro nonno, seppure nel corso di una conversazione privata, avrebbe definito vostro padre e le sue sorelle “tutti senza neuroni”, insulti ed epiteti più o meno analoghi a quelli – come ricorderete – che ci aveva rivolto un’altra autorevole ex giudice, oggi condannata e detenuta per avere reiteratamente tradito quello Stato per cui vostro nonno aveva sacrificato la vita. Questa volta però sarebbe stata financo insultata e vilipesa la vostra cara nonna Agnese, fatta passare nel corso di questa conversazione per “deficiente” e per una donna a cui “nessuno nel mondo e nella vita avrebbe mai dato retta”, tanto che sarebbe stato “indifferente sapere se era viva o morta”.
Parole terribili per le quali potrei dirvi anche questa volta “non vi curate di loro ma guardate e passate”, ma uno di voi tre ieri sera, seguendo il programma tv che si è occupato della incresciosa vicenda, mi ha confidato di essere rimasto abbastanza scioccato per aver conosciuto personalmente quell’ex collega del nonno e per averne sentito parlare come una persona che gli era vicino, per cui ritrovandosi a sentire quelle parole che gli sarebbero state attribuite gli veniva da pensare allora “quante altre persone siano come lui..”
A questo punto sento il dovere di dirvi oggi di continuare a camminare sempre a testa alta, perché forse vostro padre e le vostre zie per questi personaggi “avranno pochi neuroni”, ma siamo stati fortunati per avere avuto figli come voi e genitori – per dirla in gergo calcistico come sapete caro a papà – di “un’altra categoria”.
Manfredi Borsellino


